TUS OPERATOR

TUS OPERATOR
*Name(s) : TUS OPERATOR & Tours (https://www.tusoperator.it/)
 
*Tour Duration : 10 Days / 09 Nights 
 
*No of Travelers : 18 persons 
 
*Tour Type : Group Tour 
 
*Tour Covered : All Jordan Sites 
 
*Arrival & Departure Dates : During May 2015
 
*Nationality : Itlay 
 
 
 
* The review : 
 

"Dear Classic Tours , 

 
Many thanks to you and all the staff for helping us have such a memorable holiday in Jordan. We came back with very fond memories of the country and its people. 
In particular, a big thanks to Salman and Jebrail our tour guides and Hisham our driver. I think having a good driver makes all the difference. His sensitivity and local interest made a big impression on us. He certainly helped us understand the people and culture on a more detailed level and we particularly appreciated the efforts he made with suggestions for sights and especially with local guides, all of which were excellent. 
 
I certainly wouldn't hesitate to use Classic Tours again and to recommend your company to other travellers from Italy ! "

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QUINTO GIORNO (domenica 04 maggio): Wadi Rum e Piccola Petra
La levataccia nel cuore della notte per i due avventurosi che volevano assistere al sorgere del sole sul Wadi Rum dall’alto della mongolfiera non è stata necessaria. La compagnia che organizza questo tipo di escursioni, contattata più volte negli ultimi giorni, ci aveva infatti comunicato che il numero minimo di partecipanti non era stato raggiunto.
Delusione a parte, il gruppo al gran completo parte in direzione WADI RUM dove avevamo già prenotato un tour guidato in 4×4.   Già prima di raggiungere il villaggio (viaggio in auto da Aqaba di circa 1.15 ore) e di addentrarci nel cuore del deserto, un paesaggio lunare e strabiliante ci accompagna fin verso il Centro Visitatori (dove è necessario acquistare i biglietti di accesso all’area al costo di 5JD), dietro al quale si stagliano i Sette Pilastri della Saggezza, un massiccio roccioso dalle forme spettacolari che prende il nome dal titolo del libro scritto da Lawrence d’Arabia. Le premesse, credetemi, sono già una promessa di ciò che vi attenderà più avanti.
Quando pensiamo al deserto, normalmente ci immaginiamo distese sterminate di sabbia e dune. Il deserto del Wadi Rum in Giordania, invece, offre molto di più. In questo luogo, scavato in modo superbo dall’acqua e dal vento, si trovano paesaggi favolosi e incontaminati fatti di alte dune di sabbia, montagne rocciose dalle forme incredibili, stretti canyon dalle mille sfumature di colori, fonti d’acqua inerpicate tra le alture, impressionanti archi di roccia, incisioni rupestri di 4000 anni fa e tanti altri spettacolari tesori.
Questi luoghi così ostili furono abitati anche da T.E. Lawrence (Lawrence d’Arabia) durante la Rivolta Araba contro gli Ottomani nella Prima Guerra Mondali. Egli li descrisse come “vasti, echeggianti e simili ad una divinità“. Noto anche come “Valle della luna“, il deserto del Wadi Rum è meta obbligatoria per chi visita la Giordania e rappresenta una delle attrazione di maggior impatto e, sicuramente, una delle più emozionanti.
Vi sono diversi modi per visitare il deserto: noleggiando presso il Centro Visitatori un 4×4 completo di autista, salendo in groppa ad un cammello che vi sobbalzerà tra le vallate, osservandolo dall’alto di una mongolfiera mentre il sole sorge e tinge di rosso il paesaggio, lasciandovi trasportare dai vostri piedi durante una bella escursione o trascorrendo una notte negli accampamenti beduini alla scoperta del silenzio che avvolge il deserto.
Se siete dei viaggiatori fai-da-te e, come me, avete all’incirca una mezza giornata da dedicare alla visita del Wadi Rum ho la soluzione giusta che fa per voi! Sconsiglio vivamente di addentrarvi per questi territori sterminati per conto vostro sia per l’alta probabilità che vi perdiate e sia perché le attrazioni principali non sono affatto segnalate (se non per la presenza di una tenda nomade nei paraggi). Lasciate quindi il vostro mezzo e affidatevi ad una delle guide esperte del luogo che, dopo avervi caricato sul loro pic up 4×4, vi porteranno nel cuore del deserto.
Prima della partenza mi sono messo in contatto con Classic Wadi Rum Tours, un piccolo tour operator locale ben referenziato su Tripadvisor, con il quale ci siamo accordati per una soluzione ottimale di visita, plasmata sulle nostre esigenze. Ci siamo dati appuntamento al Centro Visitatori e, seguendo la guida, ci siamo avviati verso il villaggio dove siamo stati accolti in un’abitazione privata nella quale ci è stato illustrato il programma. Il nostro pacchetto prevedeva un tour della durata di 4-5 ore con guida/autista privato (parlante inglese) .
Pacchetti simili vengono offerti da quasi tutti i tour operator e prevedono lo stesso genere di servizi (il prezzo da noi pagato era di 17 JD ma può variare al massimo di 5-10 JD). La guida vi scorrazza per il deserto, vi lascia in un punto e vi da le indicazioni per raggiungere da soli l’attrazione in questione, venendo poi a riprendervi a tempo debito o attendendovi al ritorno. Ci sono molte tappe ed alcune di queste sono piuttosto impegnative ed avventurose ma, forse anche per questo, estremamente emozionanti ed avvincenti.
Veniamo adesso alle principali attrazioni del Wadi Rum, tutte toccate durante il nostro tour di 4-5 ore a bordo del 4×4:
Sorgente di Lawrence (Ain Ash-Shallalah): poco oltre il villaggio di Rum, nei pressi di un moderno serbatoio per l’acqua, inizia un affascinante percorso tra le rocce che, in circa 20-30 minuti in salita, permette di raggiungere la sorgente d’acqua. Sotto il sole il percorso diventa sempre più faticoso ma i paesaggi sono bellissimi e sembra di camminare lungo antichi sentieri come dei giovani esploratori. In queste zone non c’è nessuno, nemmeno i turisti. Si raggiunge infine una grotta in cui l’acqua sgorga gocciolando dall’alto tra la rigogliosa vegetazione, antiche incisioni in arabo e il profumo di menta. Vi sembrerà di aver scoperto un piccolo paradiso. Peccato solo che, non avendo ascoltato bene le indicazioni della guida, durante la salita vediamo che l’autista se ne riparte in direzione del villaggio. Non capiamo se, raggiunta la sorgente, dobbiamo tornare indietro o proseguire. Optiamo per il rientro alla base (e per fortuna altrimenti staremmo ancora vagando per le montagne) e, difatti, da lì a poco vediamo sopraggiungere il nostro 4×4;
Ain Abu Aineh: questa piccola fonte d’acqua non offre molto se non una fenditura orizzontale nella roccia dalla quale sgorga acqua e cresce vegetazione. Il fascino di questo posto, però, sta prima nell’impegnativa salita che dovrete percorrere per raggiungerla (circa 20 minuti di vera e propria arrampicata tra i massi perché il sentiero non esiste) e poi per il fantastico panorama che si gode sul Jebel Khazali. La fatica è molta, specialmente sotto il sole, e perfino le sbucciature ma ne vale assolutamente la pena!
Casa di Lawrence (Al-Qsar): un gruppo di rovine ammassato ad una grande roccia è ciò che rimane di quella che, secondo la leggenda, fu la dimora di Lawrence nel Wadi Rum. La vista sulle dune di sabbia rossa è molto bella e la si può godere stando seduti a riposare nella vicina tenda beduina sorseggiando un bicchiere di tè caldo;
Dune di Al-Hasany: sono le dune di sabbia più spettacolari del Wadi Rum e, seppur occupino una superficie limitata, si elevano per molti metri accumulandosi contro le pendici del Jebel Umm Ulaydiyya. La salita è faticosa (15 minuti) ma camminare tra questa sabbia immacolata e raggiungere la vetta, dalla quale si domina il paesaggio circostante, è un’emozione unica;
Iscrizioni di Anfaishiyya: le incisioni di cammelli, guerrieri e animali che ricoprono un tratto dell’enorme parete rocciosa ricordano che queste zone sono abitate da millenni;
Ponte di roccia di Burdah: questo spettacolare ponte di roccia alto quasi 80 metri lascia davvero senza fiato e, per i più coraggiosi, se non ho capito male, è pure possibile raggiungere la vetta;
Ponte di roccia di Umm Fruth: decisamente più piccolo del precedente, questo ponte può essere facilmente scalato e risulta particolarmente fotogenico per una bella foto ricordo;
Siq del Jebel Khazali: questo spettacolare canyon offre un fresco riparo alla calura del deserto ed è possibile addentrarsi all’interno della montagna per circa 150 metri arrampicandosi tra qualche roccia e saltando le pozzanghere d’acqua che si formano naturalmente.
Lungo il tragitto, sostiamo in un accampamento non proprio pulito e ci impegniamo per riuscire a prepararci il pasto. Il lunch box, compreso nel nostro tour, contiene infatti pane, scatolette di tonno, pomodori, brioche confezionate, succo di frutta ma senza coltelli e posate non è proprio semplicissimo riuscire a mettere insieme un piatto accettabile. Tanto più che bisogna combattere con i mosconi e sfamare qualche gattino che si avvicina alla ricerca di un po’ di cibo.
Per maggiori informazioni e per accedere alla scheda dettagliata del Wadi Rum clicca qui.
Con gli occhi ancora pieni di meraviglia (il Wadi Rum è stato votato da qualcuno del gruppo come il più bel luogo visitato durante il tour) salutiamo la nostra disponibilissima guida e ripartiamo in direzione di SIQ AL-BARID (viaggio in auto 2.30 ore), meglio conosciuta come PICCOLA PETRA.
La splendida e leggendaria città di Petra, in Giordania, presenta anche una versione più minuta e modesta, ma non per questo meno affascinante. Piccola Petra, conosciuta anche come Petra la Bianca (Beida), è un luogo magico e tranquillo in cui le orde di turisti arrivano solo di rado.
A differenza di Petra, nella quale i nabatei vivevano e seppellivano i propri morti, questo luogo fu progettato per ospitare le carovane provenienti dall’Arabia e dall’Oriente, di passaggio verso la Siria o l’Egitto. I nabatei scavarono inizialmente delle semplici grotte nell’arenaria destinate ai viaggiatori che qui potevano sostare dopo la traversata del deserto del Wadi Rum. Col tempo, esse divennero sempre più grandi ed elaborate, andando a rivaleggiare in bellezza con gli edifici di Petra.
Superate le bancarelle dei venditori di cibo e di souvenir, tutta l’area archeologica è collocata all’interno di uno stretto Siq che, in alcuni punti, si stringe fino a far passare a malapena un uomo. L’ingresso è assolutamente libero e gratuito (i cancelli aprono la mattina presto e chiudono all’imbrunire). I passi procedono silenziosi sulla sabbia fine e conducono a diverse grotte adibite ad abitazioni, scavate nella pietra, con portali di ingresso più o meno elaborati. Quasi tutte le abitazioni erano composte da un’unica grande stanza con uno spazio al centro per accendere il fuoco e con dei lunghi blocchi di pietra sui quali venivano sistemati i materassi. Esse furono in seguito utilizzate anche dai beduini per sostarvi con i propri greggi di capre e pecore e, con la fuliggine dei loro focolari, andarono ad annerire l’arenaria bianca e oscurare gli affreschi che decoravano alcune delle stanze.
L’edificio più bello ed imponente è di certo la Casa Dipinta che spicca fiera al centro del canyon, ben conscia di non avere rivali ed eguali in tutta Piccola Petra. E’ possibile arrampicarsi lungo i gradini che conducono alla sala superiore, toccare con mano la pietra scavata sapientemente dai nabatei e scoprire alcune tracce di affresco sopravvissute al passare dei secoli (le uniche rinvenute in tutta la zona).
Ad un certo punto il Siq si restringe improvvisamente e, all’interno di questo stretto passaggio, parte una scalinata che sembra finire tra le nuvole. E’ un luogo misterioso e una scritta eseguita a mano su un pezzo di cartone promette il panorama più bello al mondo. Come si può resistere alla tentazione di avventurarsi lassù? La salita a volte è piuttosto difficoltosa ma poi torna ad essere un tranquillo sentiero. Qui una venditrice offre del té caldo ai vistatori stanchi e, subito dopo, si apre una terrazza naturale che offre una bella vista sulle conformazioni rocciose circostanti. Ok, il panorama non è nulla di speciale, ma il percorso per arrivarci è davvero bello e avventuroso! Per chi volesse, il sentiero prosegue per diversi chilometri fino a raggiungere il Monastero di Petra.
In questo luogo ci si sente un po’ come Johann Ludwig Burckhardt, colui che “riscoprì” questi luoghi (insieme a Petra) nel 1812, e si percepisce un po’ dell’emozione provata la prima volta del giovane avventuriero.
Lungo il viaggio di ritorno veniamo agganciati da una turista italiana, una signora tutta particolare che ci racconta di vivere in India e di viaggiare molto. Il suo punto di vista sulla vita e sul gironzolare per il mondo è sicuramente interessante ma come si fa a sostenere che i nabatei hanno deturpato e abbruttito la natura? E’ innegabile che proprio qui l’uomo e la natura hanno lavorato fianco a fianco per realizzare cose meravigliose!
Ad ogni modo, consiglio vivamente di venire a visitare Piccola Petra che, molto spesso, viene esclusa dal turismo di massa che, per rispettare le tempistiche del programma, si concentra unicamente (e giustamente) sulla ben più famosa Petra. Venite però ad esplorarla prima di dirigervi a Petra altrimenti la poveretta non reggerebbe il confronto e potreste rimanerne delusi. Vi chiederete allora perché visitarla. Beh, credo che valga comunque la pena di trascorrere a Piccola Petra un’oretta del vostro tempo perché l’aria tranquilla, mistica e raccolta che qui si respira è difficile da avvertire a Petra.
Per maggiori informazioni e per accedere alla scheda dettagliata di Piccola Petra clicca qui.
La giornata è stata decisamente intensa ma, prima di trascinarci in hotel, insisto pesantemente affinché l’autista (che tra l’altro è il più goloso del gruppo), questa volta, si fermi a Wadi Musa (il paese costruito alle porte di Petra) per farci assaggiare qualche dolcetto tipico. La pasticceria (Almond Sweets) che ho adocchiato è davvero lustra e bellissima, piena com’è di vassoi carichi di ogni genere di baklava e dolcetti simili. Sono buonissimi… una meraviglia fatta di pasta sfoglia, miele, pistacchi, sesamo o noci! Vi dico solo che ci torneremo ancora 3 volte!!
Il Tetra Tree Hotel (camera matrimoniale circa 45 JD) nel quale soggiorniamo a Wadi Musa è un albergo di tre stelle moderno, ben organizzato e con personale cortese (il migliore hotel del viaggio in Giordania). Dalla finestra della camera si ha inoltre una bella vista sui tetti della città e, al tramonto, il panorama è impareggiabile (recensione su Tripadvisor).
Quando usciamo per cena ci stupiamo di come la cittadina sia estremamente tranquilla. Essendo il punto di appoggio per tutti coloro che si recano a Petra, ci saremmo aspettati una folla di turisti ma, in realtà, ci sono pochissime persone. Ceniamo molto bene in uno dei ristorantini del “centro” e, dopo un breve giro tra i negozietti di souvenir, ci lanciamo nel letto. Domani ci aspetta Petra… che emozione!
SESTO GIORNO (lunedì 05 maggio): Petra
Il cielo, questa mattina, è coperto da uno strato compatto di nuvole grigiastre e il vento, dal canto suo, si alza improvvisamente e solleva nuvole di polvere. Ovviamente, su tutto regna sovrana l’afa. Non è il clima con cui ci aspettavamo di visitare PETRA ma, poco importa, oggi ci attenderà una giornata strabiliante!
C’è qualcosa di inspiegabile e misterioso nella perfetta sintonia che l’uomo e la natura hanno saputo creare per dar vita a una delle meraviglie più celebri e sensazionali che esistano sulla Terra.  La bellezza e l’unicità di questo luogo, simbolo per eccellenza della Giordania nonché maggiore attrattiva turistica di questo paese, è difficile da spiegare nonostante siano stati scritti già fiumi di parole.
Gigantesche montagne dalle incredibili sfumature del rosso furono scavate prima dalla natura stessa e, successivamente, dalle laboriose e delicate mani dei Nabatei, il popolo che si insediò a Petra oltre 2000 anni fa e che ne fece ciò che oggi possiamo ancora ammirare.
E’ con una certa trepidazione e una mastodontica aspettativa che ci si avvicina al Centro Visitatori (orario estivo di apertura dalle 6 alle 18), proprio oltre il centro abitato di Wadi Musa. Si tratta dopotutto di uno dei monumenti più famosi al mondo, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1985 e incoronato come una delle “Sette meraviglie del mondo moderno” nel 2007. Come si può non avere una specie di timore reverenziale nell’accedervi?
Al Centro Visitatori, dopo aver acquistato il biglietto (50€), è possibile ingaggiare una guida privata ad un prezzo anche piuttosto ragionevole. Purtroppo tra le lingue a disposizione non è compreso l’italiano. La visita al sito, in ogni caso, è libera. Nonostante le mappe diano una visione piuttosto complicata del percorso da seguire all’interno di Petra (all’ingresso viene consegnata anche una brochure con una cartina più semplice di quelle presenti nelle guide), gironzolare per questo sito è più facile del previsto per almeno un paio di motivi: il primo è che il Siq e la vallata fanno da percorso naturale per la visita senza per questo tralasciare le principali attrazioni e, in secondo luogo, l’orda di turisti segue grosso modo lo stesso itinerario quindi è sufficiente seguire il resto della folla per capire quale sarà anche la vostra prossima tappa.
Per visitare bene Petra ci vorrebbero sicuramente più giorni. La quantità di cose da vedere è elevata e, volendo dedicare il giusto tempo ad ogni monumento e all’esplorazione delle zone meno battute, potrebbe esservi necessario molto più del previsto. Quasi tutti i turisti si fermano per un’intera giornata e, seppur si rivelerà essere una delle più faticose del vostro tour in Giordania, riuscirete comunque a visitare tutti i monumenti principali. Se il tempo a disposizione è maggiore, potrete avventurarvi per i vari sentieri alla ricerca di tombe e monumenti meno conosciuti. 
La storia di Petra è curiosa e ricca di avvenimenti. E ci si chiede come questa città potesse essere tanto ambita nonostante il luogo arido ed ostile in cui fu collocata. Nonostante ciò, da qui passarono nabatei, romani, bizantini e crociati finché, nel XII secolo, venne lasciata a se stessa. Solo nel 1812, la città fu riscoperta dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt.
Ci si sente, appunto, come dei novelli esploratori quando ci si accinge ad attraversare il Siq. Questa stretta gola, lunga più di un chilometro, rappresenta l’ingresso principale alla città.  Il passo si affretta lungo la strada lastricata dagli antichi romani che procede leggermente in discesa e che conduce al cuore di Petra. Le pareti del canyon si stagliano alte verso il cielo con le loro infinite sfumature di rosso, verde, grigio e giallo. L’emozione aleggia nell’aria ed è facile percepirla. Dietro ogni curva potrebbe apparire ciò che ogni visitatore sogna un giorno di vedere con i propri occhi. Una sciocca e persistente musichetta risuona sulle labbra e ci si sente davvero un po’ come Indiana Jones alla scoperta di antichi misteri. Poi il Siq, laggiù, giunge alla fine e il cuore palpita sempre più velocemente. Il Tesoro si erge davanti ai nostri occhi luminosi e alle nostre bocche leggermente spalancate. Man mano che ci avviciniamo, il canyon si allarga e ci mostra questa tomba nabatea in tutto il suo splendore. Più di duemila anni di storia sembrano essere volati come sabbia, senza averla quasi scalfita. E’ come se il tempo qui fosse rimasto intrappolato in una ragnatela intessuta tra le rocce, la polvere e il cielo. Le splendide linee ellenistiche, la perfezione delle sue proporzioni, la purezza di quella pietra rossa così finemente scolpita sono ora qui davanti a noi. E mentre le macchine fotografiche sferzano decine di click, la pelle d’oca si ostina a non volersene andare.
Qui, davanti alla splendida facciata del Tesoro, si accalca una gran quantità di turisti, di cammelli e di asini. Tutti sembrano sospesi in quello stato di perfetta bellezza che è possibile avvertire solo in pochi luoghi al mondo. A questo punto il Siq si fa molto più largo fino a raggiungere la vera e propria vallata in cui è stata edificata la città di Petra. Lungo il tragitto (circa 1 km), chiamato la “Via delle Facciate“, incontrerete centinaia di tombe scavate nella roccia. I colori e le sfumature sono stupefacenti e la grandiosità di questo ammasso di tombe, qualcuna molto semplice ed altre con eleganti portali di accesso, è davvero incredibile. In alcune di esse è ancora possibile accedervi ma non fatevi grandi aspettative. A parte i bei colori della roccia, gli interni sono spogli e molto semplici (solitamente si tratta di una stanza quadrata priva di decorazioni).
Tra asinelli in attesa ed oleandri fioriti, prima di raggiungere il Teatro che vi attende poco più avanti, incontrerete sulla vostra sinistra una scalinata che conduce fino all’Altura del Sacrificio. Una camminata di circa 30 minuti in salita vi condurrà tra canyon naturali e vi regalerà splendide vedute sulla vallata. Una volta raggiunta la cima (quando raggiungete il grande obelisco curvate a destra) troverete una serie di rovine e una grande piattaforma, scavata dall’uomo, con l’altare sacrificale sul quale i nabatei svolgevano le funzioni più sacre. L’atmosfera e il panorama da quassù dovrebbero essere unici ma, durante la nostra visita, un forte vento e nuvole basse e grigie oscuravano il tutto obbligandoci a ridiscendere velocemente.
Ritornati a valle, lungo la Via delle Facciate e tra le bancarelle di souvenir si raggiunge il bel Teatro, non più accessibile, scavato nelle pareti della roccia. A questo punto avrete due possibilità: andare a destra verso le imponenti Tombe Reali (è la scelta più naturale nonché quella consigliata) o tenere la sinistra e raggiungere le rovine romane. Le Tombe Reali, che sorgono su un versante della vallata, dominano dall’alto tutta la città. Si tratta delle tombe più belle e spettacolari del sito, anch’esse scavate nella roccia rossastra. Una accanto all’altra sfilano la Tomba dell’Urna, caratterizzata da una scala realizzata su alte arcate bizantine e da uno spazio interno molto ampio (utilizzato come chiesa nei secoli successivi), la Tomba della Seta, con l’incredibile gamma cromatica della facciata, la Tomba Corinzia, dalla delicata lavorazione che pian piano sta per essere cancellata dal vento, e la Tomba del Palazzo, con una facciata imponente e tanto grande che una parte venne realizzata addirittura in muratura. Proseguendo oltre si può raggiungere anche la Tomba di Sesto Fiorentino, solitamente trascurata dai turisti perchè leggermente fuori dal tragitto più battuto. A questo punto si torna leggermente indietro e si scende verso il centro della valle e, in circa 10-15 minuti, ci si cala nel mondo romano. La Strada Colonnata, in cui la pavimentazione originaria combatte con la sabbia per non venire nuovamente sepolta, conduce trionfalmente verso alcune splendide rovine. Vi sono, tra gli altri, il Ninfeo, il Palazzo Reale (di cui rimangono solo pochi ruderi), il Tempio dei Leoni Alati e il Grande Tempio. Si tratta di splendidi resti che hanno però la sfortuna di trovarsi a Petra. Qui la gente è venuta per ammirare il lavoro dei nabatei e presta poca attenzione alle grandiosità lasciate dagli antichi romani che, in altri luoghi, avrebbero fatto la fortuna di un sito archeologico. Oltrepassata laPorta del Temenos si scorge l’imponente mole dello Qasr el-Bint, edificato nel 30 a.C., che conserva ancora splendidi e raffinati bassorilievi tra le pareti.
Arrivati a questo punto son certo che avrete esaurito tutte le vostre energie. Il luogo è meraviglioso ma il gran caldo e i chilometri macinati fanno si che la vostra mano alzi il cartello “stop”. E proprio qui si trovano due ristoranti, piuttosto affollati, dove pranzare o consumare uno spuntino. Il più gettonato ed elegante è di certo il The Basin Restaurant dove viene servito un abbondante e molto buono buffet (con anche una gran varietà di dolci). I prezzi sono assolutamente spropositati per lo standard giordano ma difficilmente batterete ciglio.
Recuperate le forze, vi attende l’ultima gloriosa prova: la salita degli 800 gradini che, serpeggiando tra spettacolari rocce, conduce al Monastero. Una gran quantità di asinelli sono appostati lungo tutto il percorso in attesa che qualche stanco turista necessiti dei loro preziosi servigi. Ogni goccia di sudore spesa è ampiamente ripagata dall’emozione che suscita, comparendo improvvisamente sulla vostra destra, il magnifico Monastero, molto simile al Tesoro ma scolpito nella pietra gialla e con dimensioni molto più notevoli. Quassù, rispetto al Tesoro, c’è anche molta meno gente quindi è possibile goderselo in santa pace. Anzi, perché non sedersi al chiosco (con tanto di caverna piena di tappeti e cuscini) e sorseggiare una bibita o un tè caldo ammirando questo superbo edificio?
Giunti a questo punto ci si rende conto di quanti chilometri sono stati percorsi durante la visita di Petra e quanti ancora se ne devono percorrere per raggiungere l’uscita (che si trova esattamente dall’altra parte del sito rispetto a dove vi trovate in questo momento). Con una rapida stima, credo avremo raggiunto i 12 chilometri (di cui una buona parte in salita). Non spaventatevi però di questi numeri perché lo spettacolo che vi circonda in ogni angolo di Petra vi farà camminare con un paio di ali ai piedi!
Per maggiori informazioni e per accedere alla mia scheda completa su Petra clicca qui.
La giornata però non finisce qui. Dopo l’immancabile sosta alla “nostra” pasticceria di fiducia nella quale faremo l’ultimo rifornimento di zuccheri, è il momento di risalire in direzione del Mar Morto. Arriviamo la sera e, non percorrendo la strada che costeggia il mare, al momento non notiamo nulla di così strano. Avremo modo di ricrederci il giorno seguente!
Dopo circa 3.40 ore di viaggio da Petra, l’arrivo all’hotel Winter Valley Warwick Resort & Spa (camera matrimoniale circa 50JD) non è dei migliori. Trovandosi in una zona di confine con Israele, tutta l’area è oggetto di forti controlli militari. Sono numerosi i posti di blocco e i soldati in circolazione. Entrando in hotel siamo sottoposti a pesanti controlli da parte del personale oltre che a continui passaggi nei metal detector. Ok per la sicurezza e i controlli, ci mancherebbe, ma il trattamento riservatoci è stato veramente maleducato. Per non parlare poi del personale alla reception. Peccato perché l’hotel, di per sé, è assolutamente valido e di buon livello (recensione su Tripadvisor).
Piuttosto innervositi usciamo alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. La zona a nord-est del Mar Morto, in territorio giordano, ha colto al volo le opportunità turistiche di questa risorsa naturale e si è strutturata con grandi alberghi e resort di lusso per soddisfare ogni genere di esigenze. Per la verità è l’unica zona del Mar Morto nella quale trovare strutture di un certo rilievo, spiagge e un minimo di turismo. Non vi sono però centri abitati o qualche luogo in cui uscire la sera per fare due passi: oltre ad una ventina di hotel, qualche ristorante e un centro commerciale non si trova altro. Puntiamo quindi verso il ristorante del centro commerciale e qui, nonostante l’orario, veniamo accolti gentilmente dal personale che si fa in quattro per venirci incontro e per preparare una bella cenetta.
Dopo l’ennesimo posto di blocco militare e il passaggio nel metal detector dell’hotel, ritorniamo in camera e ci addormentiamo in pochi minuti.
SETTIMO GIORNO (martedì 06 maggio): Wadi Mujib e Mar Morto
Anche oggi la giornata non è delle migliori. Il cielo è sempre velato e il sole rimane nascosto oltre le nubi. Dalla camera dell’albergo riusciamo a vedere la riva del Mar Morto (difficilmente le sponde sono vicine agli hotel).
Rifocillati con un’abbondante colazione, siamo pronti per l’escursione più avventurosa di tutto il viaggio: le gole della RISERVA NATURALE DEL WADI MUJIB ci aspettano!
Avete nella mente lo splendore del Siq che conduce nel cuore di Petra? Riuscite ad immaginarlo attraversato dalle tiepide acque di un fiume? Ecco, questo è quello che vi attende nella Riserva Naturale del Wadi Mujib (viaggio in auto di circa 30 minuti).
La riserva è gestita dal RSCN (Royal Society for the Conservation of Nature), ente che, tra le altre attività, gestisce il Centro Visitatori (situato nel punto in cui il Wadi Mujib sfocia nel Mar Morto) e organizza regolari visite al parco e al canyon. Gli orari di apertura del centro sono indicativamente dalle 9 alle 17 tutti i giorni.
In base alla difficoltà, vi sono diversi tre tipi di percorsi (accessibili solamente dal 01 aprile al 31 ottobre) per la visita all’interno del canyon: Siq Trail, Canyon Trail e Malaqi Trail. Se, invece, non volete bagnarvi, per voi il percorso ideale è l’Ibex Trail (aperto tutto l’anno).
Il percorso più “facile” ed indubbiamente il più battuto dai visitatori (noi compresi) è sicuramente il Siq Trail (l’orario specifico per questa escursione va dalle 8 alle 15). Il sentiero parte esattamente dal Centro Visitatori (costo di accesso circa 15.50JD) e, dopo pochi gradini, conduce già tra le tiepide acque che, da lì ad un centinaio di metri, sfociano nel Mar Morto. Voi, ovviamente, procederete contro corrente lungo un percorso che dura all’incirca tra le due e le tre ore (andata/ritorno) durante le quali camminerete tra le spiaggette del canyon, salterete tra le rocce, vi arrampicherete sui massi, vi tufferete e nuoterete tra le acque blu e verdi del fiume. L’emozione, l’adrenalina e il divertimento sono assolutamente garantiti. Anche nei punti più difficoltosi riuscirete di certo a trovare un appiglio, una fune o una scaletta che vi porterà all’ostacolo successivo.
Solitamente il viaggio all’interno del Siq è accompagnato da una delle guide locali che vi daranno un sacco di consigli su come procedere e vi sproneranno a proseguire. Nel nostro caso non siamo stati accompagnati da nessuno (probabilmente non vi era personale a disposizione) ma è stato meglio così perché abbiamo avuto tutto il tempo per procedere con i nostri tempi. Lungo il percorso, in ogni caso, si incontrano anche altri esploratori (accompagnati da guide) quindi, in caso di pericolo, non verrete lasciati a voi stessi.
La bellezza del paesaggio che vi circonda è incredibile: un canyon stretto e dalle pareti alte circa 60 metri vi accompagna lungo tutto il cammino. Il cielo azzurro, lassù, è così lontano che vi sembrerà di essere tagliati fuori dal tempo e dallo spazio. La roccia, dalle mille sfumature, prende forme incredibili e vi trasmetterà la propria imponenza e maestosità. Quando, alla fine del percorso, raggiungerete la cascata vi siederete su un masso e vi fermerete a contemplare la selvaggia bellezza di questo luogo e, ne sono certo, mediterete almeno un attimo sull’incredibile forza della natura.  Sulla via del ritorno, con la mente più rilassata, apprezzerete ancora di più l’avventuroso percorso e vi lascerete perfino scivolare tra le rocce guidati dalla forza della corrente.
Bisogna dire che il percorso non è per tutti. Per prima cosa è infatti necessario avere almeno 18 anni di età. Inoltre, molte guide (come la Lonely Planet) forniscono una lunga serie di disincentivanti destinati ai turisti meno dinamici ed avventurosi e, forse, non sbagliano ad agire in questo modo. Se non sapete nuotare, se avete paura di arrampicarvi tra le rocce o se, semplicemente, non amate l’adrenalina e un minimo di sforzo fisico forse questa tappa del tour in Giordania non fa per voi. Se però avete voglia di provare una bella avventura che rimarrà impressa nella vostra memoria per lungo tempo, vi consiglio di lanciarvi alla scoperta del siq!
Noi eravamo tutt’altro che sportivi ma siamo comunque riusciti a percorrere il sentiero senza grandi difficoltà. Certo, capiterà di sbucciarsi o di scivolare su qualche sasso, ma sono piccole cose che fanno parte dell’avventura!
Per informazioni in merito all’escursione (cosa indossare e cosa portare) e al Centro Visitatori (come arrivare, parcheggio e organizzazione della visita) visita la specifica scheda del Wadi Mujib cliccando qui.
Terminata l’escursione, dedichiamo il pomeriggio al tanto meritato relax nella spiaggia dell’hotel. Dove può capitarvi di fare il bagno nel punto più basso del pianeta e di trovarvi a galleggiare in modo anomalo sulla superficie dell’acqua se non tra le salate acque delMAR MORTO? Questo luogo straordinario, situato a cavallo tra Istraele e la Giordania, raggiunge i 400 metri sotto il livello del mare ed è la depressione più bassa del pianeta. Dalle montagne circostanti scendono diversi ruscelli e piccoli fiumi che portano le loro acque in un bacino senza alcuno sbocco. Il più grande e celebre degli affluenti del Mar Morto è di certo il fiume Giordano, nominato più volte nella Bibbia, che delinea parte del confine ovest dello stato giordano.
Le tiepide acque del Mar Morto, non defluendo in alcun emissario, evaporano nell’aria e depositano così una quantità elevata di sali minerali che donano a questo “mare” una salinità otto volte superiore rispetto a quella degli oceani. Questa caratteristica non consente alcuna forma di vita, fatta eccezione per alcuni tipi di batteri. Da qui deriva il nome “morto” attribuito a questo mare.
Entrando in acqua se ne percepisce facilmente l’elevata densità, dovuta appunto alla concentrazione di sale. E’ proprio questa caratteristica a permettere a chiunque di galleggiare senza alcuno sforzo. Mentre cercherete di immergervi sentirete una forza che vi spinge verso la superficie ed è una sensazione anomala se paragonata ad un normale bagno in mare. Immancabile, a questo punto, la tipica fotografia scattata mentre si legge un libro galleggiando sull’acqua! Praticare il nuoto è ovviamente impensabile sia per la difficoltà fisica che per il rischio di far entrare schizzi di acqua negli occhi… non provateci nemmeno perché si rivelerà essere una brutta esperienza! Non parliamo poi del bruciore che pian piano sentirete in prossimità di tagli ed abrasioni: scoprirete di averne molti di più di quanti ne immaginavate (specialmente dopo essersi avventurati nelle gole del Wadi Mujib)!
Il paesaggio che circonda il mare è brullo ed affascinante (un po’ meno se trovate la foschia). Raggiunte però le acque, non attendetevi di vedere delle particolari conformazioni dovute al sale (io le ho viste solamente nelle fotografie in internet): sembra un normale lago. L’emozione arriva quando deciderete di entrare e di lasciarvi cullare tra le sue acque tiepide e tranquille!
L’elevata quantità di sali e minerali depositati in seguito all’evaporazione fornisce prodotti di ottima qualità all’industria, all’agricoltura e alla medicina. Nel vostro piccolo potrete comunque beneficiare delle proprietà curative di queste acque, sfruttate già ai tempi degli antichi romani: il basso livello di raggi UV e l’alto tasso di ossigeno sono ottimi per la salute, l’alta concentrazione di minerali (tra cui il calcio e il magnesio) sono utili rimedi contro le allergie e le infezioni delle vie respiratorie, il bromo facilita il rilassamento, lo iodio ha effetti benefici sulle disfunzioni ghiandolari e, infine, il fango nero si prenderà cura della vostra pelle (lo potrete recuperare dal fondo o, più facilmente, dal secchio che viene riempito dagli addetti dell’hotel). Ci siamo divertiti un sacco a spalmarci con questa scura fanghiglia e a scattarci fotografie!
Se pensate di fare solo una breve sosta per saggiare le curiose caratteristiche del Mar Morto, potreste incontrare molte più difficoltà del previsto.  La costa è libera ma sono davvero poche le spiagge attrezzate che vi permettono di accedere serenamente all’acqua (solitamente sono quelle dei resort che richiedono un prezzo di ingresso non proprio a buon mercato). Quelle libere sono spesso sporche e, non essendo ripulite, potrebbero non invogliarvi così tanto ad entrare o, addirittura, potrebbero rendervi difficile l’accesso.
Per maggiori informazioni sul Mar Morto clicca qui ed accedi alla specifica scheda informativa.
Per cena, l’ultima del nostro viaggio in Giordania, ritorniamo nel ristorante della sera precedente e, sulla terrazza affacciata sul Mar Morto, ripensiamo a tutte le belle avventure dei giorni scorsi.
OTTAVO GIORNO (mercoledì 07 maggio): Viaggio di ritorno in Italia
La mattina partiamo presto in direzione dell’aeroporto di Amman (viaggio in auto di circa 1 ora) dove ci attende il volo che, facendo scalo a Vienna, ci condurrà in Italia. Lungo la strada, il paesaggio scorre silenzioso sotto i nostri occhi assonnati e rattristati per la fine del viaggio. Ma nella nostre menti scorrono, impressi come fotografie sulla carta patinata, i mille ricordi di ciò che abbiamo trovato in queste terre. Dal “benvenuti in Giordania” di un venditore ambulante al gioco di ombre tra i delicati motivi floreali di un capitello caduto a Jerash, dalla squisita sorpresa nell’assaggiare il primo baklava alla sensazione di smarrimento e impotenza avvertita tra le poderose correnti del Wadi Mujib, dal sapore rigenerante del tè alla menta dopo aver scalato la più alta duna di sabbia del Wadi Rum all’umiltà provata nel Siq quando le pareti del canyon si aprirono davanti al Tesoro di Petra…
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